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Repubblica ItalianaRepubblica Italiana

Italia - Storia - Regioni - Comuni

            Festa della Repubblica Italiana   

 

 

    Klicca sull'Italia per peter conoscere la sua storia dalla nascita fino ai nostri tempi attuali

                                                                                                                                              

                                                                                                 

Come ogni bandiera del mondo, la bandiera italiana non è nata per caso. Infatti esistono vari motivi per cui essa è com’è definita dalla Costituzione:

il verde, il bianco e il rosso erano presenti nelle bandiere dei più importanti Stati Italiani;

il verde simboleggia la speranza, a lungo coltivata e spesso delusa durante l'Ottocento, in un'Italia unita e libera, e la macchia mediterranea, fondamentale elemento del paesaggio italiano;

il bianco simboleggia la fede cattolica, professata dalla stragrande maggioranza degli Italiani, e le Alpi, famose per i loro ghiacciai;

il rosso ricorda il sangue sparso per l'Unità d'Italia;

questi tre colori, inoltre, erano già noti ai tempi di Dante Alighieri, e lo si vede nella sua Commedia, come simboli delle tre virtù teologali: verde-speranza; bianco-fede; rosso-carità (Purg. canto XXX v.30-33);

                                                                                                                                            

 

 

 


L'inno di Mameli (o Fratelli d'Italia)

parole di G. Mameli e musica di M. Novaro
 


Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
L'unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il cuore, ha la mano,
I binbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevè, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.

 

                                                                     

 

                           Giuseppe Garibaldi

 
Garibaldi rappresenta senza dubbio uno dei protagonisti più incisivi della storia italiana: a dimostrazione di ciò esso detiene il primato di personaggio più citato nelle vie e nelle piazze delle città italiane.

Il suo successo è legato soprattutto alla sua vita avventurosa, al suo inestimabile coraggio ed al suo viscerale amore per l'umanità intera, che hanno fatto di lui uno dei protagonisti assoluti della storia italiana e non solo.

Egli è conosciuto come l'”Eroe dei due mondi” in quanto si è impegnato non solo nella Penisola italiana, ma anche in Sud America ed in tutta Europa al fine di promuovere i suoi ideali.

Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 in un periodo in cui essa apparteneva ancora al Primo Impero Francese; nonostante i genitori sognassero per lui una carriera come avvocato, medico o prete, Giuseppe chiarì fin da subito (tentando anche una fuga verso Genova) la sua passione e propensione per la professione marinara.

  Garibaldi
Nel 1821, vinte le remore dei genitori, egli s'iscrisse nel registro dei mozzi a Genova e due anni dopo s'imbarcò alla volta di Taganrog nel mar d'Azov (ex colonia genovese) sotto la guida di Angelo Pesante, che egli definì “miglior capitano di mare”.

Seguirono svariati viaggi in mare: durante uno in particolare, presso il Mar Nero nel 1827, la sua nave fu assalita dai corsari e tutti i marinai furono derubati persino degli abiti; giunto al porto di Costantinopoli, egli dovette fermarvisi fino al 1832 a causa della guerra turco-russa, trovando asilo presso la comunità italiana.

In questi anni si narra che Garibaldi frequentò spesso l'ambiente dei genovesi insediati nei quartieri di Galata e Pera e la casa di Calosso, comandante della cavalleria del Sultano e che si guadagnasse da vivere impartendo lezioni di italiano, francese e matematica.

Nel 1832 Garibaldi ottenne la patente di capitano di seconda classe e si rimise in viaggio alla volta di Nizza: dopo un ulteriore assalto da parte dei corsari, giunse nella sua città d'origine per poi ripartire l'anno successivo nuovamente alla volta di Costantinopoli.

Al suo equipaggio si unirono tredici passeggeri francesi diretti nella capitale Ottomana a causa di una sentenza d'esilio e fu proprio in questa occasione che egli conobbe Emile Barrault, professore di retorica seguace di Henri de Saint-Simon che espose le sue idee a tutto l'equipaggio.

Il giovane Garibaldi fu nettamente influenzato dalle teorie e dalle parole di Barrault (anche se Annita Garibaldi, nipote dell'eroe, ipotizza nella biografia a lui dedicata che egli sia potuto entrare in contatto già in precedenza con queste ideologie, avendo soggiornato per molti anni a Costantinopoli): egli si convinse che tutto il mondo era percorso da un forte desiderio di libertà e che ogni uomo avesse l'obbligo morale di schierarsi al fianco di qualsiasi popolo si ribellasse alla tirannia.

Approdato a Taganrog, ebbe poi l'occasione di ascoltare le idee mazziniane sulla lotta per l'Unità d'Italia e le trovò una diretta conseguenza del pensiero espresso da Barrault sulla redenzione dei popoli sottomessi alla tirannia.
S'iscrisse quindi alla Giovine Italia, associazione politica segreta che aveva come obiettivo l'unificazione della Penisola in una repubblica democratica.
Al fine di intraprendere una missione di propaganda rivoluzionaria, Garibaldi si arruolò nella Marina Sabauda, ma venne segnalato alla polizia e mandato su una fregata in partenza per il Brasile nel 1835.
In vista di una sommossa mazziniana in Piemonte, abbandonò la nave, ma venne fermato perchè considerato il capo della rivolta. Fu quindi costretto a fuggire alla volta di Nizza e della Tunisia in quanto venne condannato alla pena di morte essendo stato giudicato nemico della Patria e dello Stato.

Il desiderio di diffondere gli ideali mazziniani portò Garibaldi a partire per il Sud America, terra in cui rimase dal 1835 al 1848 ed in cui conobbe l'amore della sua vita, Ana Maria de Jesus Ribeiro, universalmente conosciuta come Anita.
In questi anni egli sfidò l'Impero del Brasile sia per mare che sulla terraferma ed imparò dalla sua compagna l'arte dell'equitazione, fino ad allora a lui sconosciuta. Dopo varie battaglie, Garibaldi tornò in Italia e partecipò come volontario alla prima guerra d'indipendenza contro il dominio austriaco.

Dopo la sconfitta piemontese di Novara, accorse in difesa della Repubblica Romana, esposta alle minacce degli eserciti francesi e napoletani, a favore di papa Pio IX. Nonostante la strenua difesa, Roma cadde e Garibaldi con i suoi compagni dovettero fuggire alla volta di Venezia (unica repubblica italiana sopravvissuta), circostanza che portò alla morte di Anita, stremata dalla gravidanza in corso e dalle continue fughe.
La disperazione per questa dolorosa perdita non riuscì a fermare Garibaldi che giunto in Liguria, s'imbarcò per la Tunisia e poi si trasferì a New York.

Dopo una breve permanenza in Perù, egli tornò in Italia nel 1854 ove comprò metà dell'isola di Caprera e vi si trasferì edificando una grande fattoria con alcuni amici. Nel 1859 partecipò alla seconda guerra d'indipendenza ottenendo successi.
Nel 1860 arruolò all'incirca mille uomini impiegandoli in quella che divenne la famosa spedizione dei Mille verso il Regno delle Due Sicilie. Approdarono, dopo vari scontri, alla città di Palermo: qui assalirono le carceri ed organizzarono una rivolta popolare sedata con bombardamenti dei quartieri ribelli; l'esercito borbone concesse loro un armistizio affinchè partissero per il continente.

La truppa ripiegò allora alla conquista di Napoli e, dopo vari scontri in cui Garibaldi ed i suoi ebbero la meglio anche grazie all'aiuto dell'esercito del Regno di Sardegna, nel 1860 la città fu consegnata a Vittorio Emanuele II.

Negli anni successivi, dopo essersi ritirato a Caprera, Garibaldi fu corteggiato dagli ambasciatori statunitensi affinchè egli partecipasse alla guerra di secessione americana, ma senza risultato.
Per tutta la sua vita, Garibaldi contrastò con ogni mezzo il potere pontificio; attuò svariati tentativi di assalto a Roma, ma ebbero sempre esiti negativi che gli costarono persino un arresto.

Partecipò in seguito alla terza guerra d'indipendenza, nonché ad alcuni scontri in Francia. Nel corso degli anni ebbe diverse relazioni e nel 1880 ufficializzò la sua unione con Francesca Armosino, dalla quale ebbe tre figli. Morì a Caprera nel 1882 costretto da una brutta artrite sulla sedia a rotelle.

Nel testamento, riconfermò il suo odio viscerale per gli uffici ecclesiastici, rifiutando qualsiasi tipo di cerimonia e richiedendo la cremazione. Il suo corpo fu imbalsamato ed è conservato in un sepolcro coperto da una massiccia pietra grezza di granito a Caprera.



                       Giuseppe Garibaldi

                                      Eroe dei due mondi

 
                                                                                                                                                                                  
 
Im Jahr 2011 wird Italien 150 Jahre alt. Hier das Portrait des Mannes, der zum Symbol der Einigung im Jahr 1861 wurde.

Giuseppe Garibaldi
Giuseppe Garibaldi (1807-1882) auf einem Foto im Jahr 1861
Alle Fotos und Illustrationen auf dieser Seite: Wikipedia

Seine Jugend:

Es hätte nicht viel gefehlt und die fulminante militarisch-politische Karriere von Giuseppe Garibaldi, der zum wichtigsten Protagonisten der Einigung Italiens im Jahr 1861 werden sollte, wäre schon 1834, als er 27 Jahre alt war, abrupt zu Ende gegangen.
Nachdem er seine Jugend als Abenteurer und Seefahrer zwischen Mittelmeer und  Schwarzem Meer verbracht hatte, nahm er in jenem Jahr 1834 an seiner ersten politisch motivierten Aktion teil: einem Aufstand in Ligurien und Piemont gegen die französische Herrschaft. Dieser (schlecht organisierte) Aufstand scheiterte und Garibaldi musste untertauchen. Die Franzosen verurteilten ihn in Abwesenheit zum Tode und so musste Garibaldi unter falschem Namen zuerst nach Tunesien fliehen und dann nach Südamerika ins Exil gehen.

Exil in Südamerika:

Aber die freiheitlichen Ideen hatten ihn inzwischen derart angesteckt, dass er auch dort keineswegs untätig blieb: in den Jahren zwischen 1834 und 1848 war er unentwegt an militärisch-politischen Aktionen beteiligt, in Brasilien, Argentinien, und Uruguay, wo er stets die dortigen Unabhängigkeits- und Freiheitsbewegungen unterstützte und oft sogar anführte.
Im Jahr 1848, als in Italien, wie in ganz Europa, demokratisch und national inspirierte Revolutionen gegen Unterdrückung und Fremdherrschaft ausbrachen, kam Garibaldi nach Italien zurück.

Der erste Unabhängigkeitskrieg gegen Österreich:

Seine Feldzüge in den zwei Jahren des Unabhängigkeitskrieges 1848-49 gegen Österreich und Frankreich machten ihn in ganz Italien bekannt: Garibaldi wurde zum Nationalhelden. In der im Februar 1849 ausgerufenen Römischen Republik war er Anführer der Revolutionsarmee, musste aber, nach anfänglichen Erfolgen, schließlich der Übermacht der Franzosen weichen, die den Papst unterstützten und die Rom fast zwei Monate lang belagerten. Danach musste Garibaldi erneut ins Exil, dieses Mal zuerst nach Marokko, dann nach New York und schließlich nach Peru.

Giuseppe Garibaldi  Giuseppe Garibaldi
links: Garibaldi in Genua, beim Audbruch zum "Zug der 1000" (1860)
rechts: die Schlacht am Fluss Volturno, bei Neapel (1860)

Der "Zug der Tausend" und die Einheit Italiens:

Im Jahr 1854, als Garibaldi nach Italien zurückkehrte, sah die politische Landkarte Italiens im Wesentlichen so aus:

Italien 1859orange: das Königtum Sardinien/Piemont, das immer mehr zum Vorkämpfer für eine Einheit Italiens unter seiner Führung wurde
blau: unter österreichischer Herrschaft
grün: die Herzogtümer der Toskana, unterstützt von Österreich
rot: der Kirchenstaat, unterstüzt von Frankreich
gelb: das "Königreich der zwei Sizilien" unter der Herrschaft eines Borbonenkönigs
Außer dem Königtum Sardinien/Piemont waren alle anderen politischen Akteure in Italien gegen die Einheit.

Sardinien/Piemont setzte alle politischen, diplomatischen und militärischen Mittel ein, um Österreich aus Italien zu vertreiben und die anderen Staaten Italiens entweder friedlich oder mit militärischer Gewalt in die Einheit zu zwingen. Garibaldi, der Republikaner war, sah die Expansionspolitik des Königtums Sardinien/Piemont mit gemischten Gefühlen, entschloss sich aber aus pragmatischen Gründen zu dessen Unterstützung.
Im Mai 1860 brach er mit etwa 1000 Freiwilligen, die voller Enthusiasmus, aber mehr schlecht als recht bewaffnet und ausgerüstet waren, zu einer tollkühnen Aktion auf, die ihn endgültig in die Analen der Geschichte eingehen lassen sollte: Er schiffte mit seiner Privatarmee in Genua ein, um in Sizilien zu landen und von dort Schritt für Schritt Italien von unten nach oben zu erobern; in der Hoffnung, dass die Bevölkerung des Südens ihn bei diesem gewagten Feldzug unterstützen würde. Die Rechnung ging auf: in wenigen Monaten erreichte er nach mehreren Schlachten Neapel, die Hauptstadt des süditalienischen borbonischen Königreichs. Viktor Emanuel II., der König von Sardinien/Piemont, und die anderen gemäßigteren Protagonisten der italienischen Einigung befürchteten nun einen Alleingang Garibaldis und die Ausrufung einer süditalienischen Republik. Als Garibaldi dann zum Feldzug nach Rom aufbrach, schickten sie eine eigene Armee nach Süden, um den Rebellen zu bremsen. Aber schließlich gab Garibaldi klein bei und am 26. Oktober 1860 fand in der Nähe von Neapel das legendäre Treffen zwischen ihm und dem König Viktor Emanuel II. statt, bei dem er den piemontesischen Monarchen als „König von Italien“ begrüßte.

Das Haus von Garibaldi auf Caprera
Das Haus von Garibaldi auf der Insel Caprera (bei La Maddalena, Sardinien)

Die letzten Jahre von Garibaldi

Jetzt war Italien vereint, aber der Kirchenstaat im Zentrum blieb, geschützt von französiaschen Truppen, noch draußen und auch Nordostitalien stand noch unter der Herrschaft der Habsburgermonarchie. Garibaldi zog sich auf sein Landgut auf der Insel Caprera (vor Sardinien) zurück, aber vor allem der Kirchenstaat war ihm ein Dorn im Auge. Ungeachtet der freundschaftlichen Beziehungen zwischen Frankreich und dem neuen italienischen Königreich wollte er es noch mal versuchen und den Papst und dessen französische Hilfstruppen aus Italien vertreiben. So brach er in den folgenden Jahren noch zwei Mal auf eigene Faust und mit ihm ergebenen Freiwilligen auf, um Rom einzunehmen. Dieses Mal jedoch scheiterte er an der französischen Überlegenheit und außerdem hatte er auch die Armee des neuen italienischen  Königreichs gegen sich. Dennoch wurde Garibaldi in ganz Italien als der Held der Einigungsbewegung gefeiert und am Ende seines eigensinnigen Rebellentums, das mehr als einmal den neuen italienischen Staat in erhebliche diplomatische Verlegenheiten brachte, stand das berühmte Telegramm, das er 1866 an den italienischen König schickte und das nur ein Wort enthielt: "Obbedisco" (Ich gehorche).
Giuseppe Garibaldi starb 1882 in seinem Haus in Caprera, wo sich auch heute noch sein Grab befindet.

 

 

Cartina fisica dell'italia

  L’Italia è un paese dell’Europa meridionale. È costituita da una sezione continentale e da una lunga penisola che si protende nel Mediterraneo, di forma allungata e stretta. Osservandola su una carta geografica ha la forma di uno stivale.

A nord l’Italia confina con la Francia, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia. La penisola è circondata da tre bracci del Mar Mediterraneo: la costa occidentale è bagnata dal Mar Tirreno, che si estende tra il continente e la Sardegna; a est si trova il Mare Adriatico, che separa l’Italia dalla Croazia e dall’Albania; a sud-est è invece bagnata dal Mar Ionio. La sezione di mare che si estende tra la Liguria e la Corsica prende invece il nome di Mar Ligure.

Se si viaggiasse dal punto più a nord fino al punto più meridionale del paese (nell’isola di Lampedusa), si percorrerebbero 1.360 chilometri, mentre la larghezza maggiore raggiunge 600 chilometri nella parte continentale e solo 240 chilometri in quella peninsulare. I confini terrestri si sviluppano per 1.800 chilometri, mentre l’estensione costiera raggiunge i 7.500 chilometri: ciò dà la misura della marittimità dell’Italia.

Nei confini dell’Italia sono inclusi due piccoli stati indipendenti: lo stato di Città del Vaticano e la Repubblica di San Marino.